Contributo di FISM Treviso al tavolo della cooperazione sociale della Regione Veneto

Anche FISM TREVISO ha partecipato al Tavolo delle associazioni di categoria convocato a Treviso dall’assessore al Bilancio Filippo Giacinti nell’ambito dell’interessante percorso compartecipato promosso dalla Regione Veneto, consegnando un documento che fotografa la situazione nella Marca del Sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni e il ruolo della Federazione.

La rete FISM, radicata da 55 anni nel territorio trevigiano, associa 202 scuole dell’infanzia, 62 asili nido e 101 sezioni primavera, accogliendo circa 15.000 bambini in 85 Comuni su 94 della provincia (52 serviti dalla sola offerta FISM). Il territorio attraversa una profonda transizione demografica: nel 2025 i nati sono stati 5.478, 759 in meno rispetto al 2019, con la fecondità scesa a 1,23 figli per donna. “Ciononostante, l’alta occupazione femminile (oltre il 77%) e maschile (l’89%) genera una crescente domanda di servizi a sostegno della genitorialità, non solo in termini di posti disponibili, ma anche di accessibilità agli stessi da parte delle giovani famiglie. Lo Stato sta stanziando notevoli risorse a livello nazionale per raggiungere l’obiettivo del 33% di copertura nella fascia 0-3 anni, che solo in minima parte però arrivano al nostro territorio perchè il privato sociale ha sopperito alla carenza di investimenti pubblici” ha sottolineato al tavolo la presidente Simonetta Rubinato.

Il Sistema 0-6 mostra dinamiche differenziate: dal 2019 al 2024 i nidi sono cresciuti (da 131 a 141 strutture, posti da 4.088 a 4.508), così come le sezioni primavera (104 nell’a.s. 2025/26, quasi raddoppiate dal 2019); le scuole dell’infanzia calano invece di 4.500 alunni in sette anni, con 14 strutture chiuse dal 2017.

In questo scenario, il privato sociale della Marca ha fin qui retto il sistema: l’82% dei nidi e il 72,5% delle scuole dell’infanzia sono a titolarità privata, con il 70% degli iscritti 3-6 anni. Eppure i contributi pubblici coprono solo il 46% delle entrate delle scuole dell’infanzia e il 23% di quelle dei nidi, con un sottofinanziamento nella provincia di Treviso stimato dal prof. Alessandro Rosina in 72 milioni l’anno da parte dello Stato per le scuole dell’infanzia e in 30,7 milioni l’anno da parte dei Comuni per i nidi. “Una sussidiarietà virtuosa penalizzata, come ha sottolineato il vicepresidente della Corte Costituzionale Luca Antonini al nostro Convegno del 24 gennaio scorso” evidenzia Rubinato. Solo da ultimo si sta realizzando un incremento dei posti pubblici disponibili per i nidi costruiti dai Comuni con i fondi PNRR (22 interventi per 730 posti).

FISM Treviso è quindi presenza attiva nelle comunità: coordina oltre 200 strutture educative con 2.100 dipendenti e 812 volontari, promuove la formazione del personale (oltre 10.000 ore erogate nell’a.s. 2025/26) e il sostegno alla genitorialità, a fronte di una Segreteria con appena tre dipendenti e il fondamentale apporto dato dall’impegno a titolo di volontariato delle persone che rivestono i ruoli istituzionale della Federazione, con un valore economico stimato nell’ultimo Bilancio in almeno 150.000 euro annui.

Ci ispira l’amore per la cura e l’educazione dei piccoli, ma anche la consapevolezza che investire nella prima infanzia genera un rendimento annuo del 13% per bambino, come ha dimostrato il Premio Nobel per l’Economia James Heckman. Ecco perchè chiediamo alla Regione di riconoscere la specificità del Sistema 0-6 veneto come infrastruttura strategica del territorio, rafforzandone la governance pubblica e integrando in modo strutturato il privato sociale con finanziamenti pubblici, anche statali, finalmente equi ed adeguati” conclude Rubinato.

Due le proposte concrete avanzate unitamente al Presidente di FISM Veneto Stefano Cecchin alla Giunta regionale: un Buono Servizio regionale di 1.500 euro per utente dei servizi educativi 0-3 anni, da erogarsi al gestore scelto dalla famiglia, e un contributo aggiuntivo di almeno 500 euro l’anno per alunno delle scuole dell’infanzia paritarie per ridurre da subito almeno in parte le rette a carico delle famiglie.